La sessualità di coppia quando un figlio non arriva
Marisa D'Arrigo
Nella seconda metà dell'ottocento Freud, con la sua rivoluzionaria scoperta dell'inconscio, riconduceva alla libido sessuale (Eros) e alla pulsione di morte (Thanatos) la dinamica alla base della vita umana. Questa teorizzazione era il frutto di una società fortemente sessuofobica ed ha il merito di aver visto la sessualità come un'importante ed imprescindibile espressione dell'umano e, come tale, di averla fatta diventare oggetto di interesse scientifico e non solo di dettame religioso.
A partire dagli anni '60-'70 del secolo scorso, grazie alle conoscenze e all'introduzione di contraccettivi efficaci e di facile accesso per tutti, è stato possibile separare la sessualità dalla riproduzione. Si è avuta quella che è stata chiamata "rivoluzione sessuale", un fenomeno culturale e di massa che ha profondamente cambiato la convivenza sociale, il rapporto tra i sessi, in ultima analisi, la visione del mondo ed il cui impatto trasformativo è in azione ancora oggi.
Sono avvenuti infatti cambiamenti veramente rivoluzionari: l'introduzione del divorzio, l'autodeterminazione della donna e la sua libertà di interrompere la gravidanza, la considerazione dell'omosessualità come orientamento sessuale naturale del genere umano...
Questo processo rivoluzionario è ancora in corso ed aspira all'instaurazione, nell'ambito dell'intimità, di una «relazione pura», basata sulla parità sessuale, sentimentale ed emozionale, libera dai vincoli della riproduzione, dagli stereotipi di genere, da un atteggiamento fallocratico e patriarcale: si parla infatti di fluidità sessuale, di una sessualità cioè, come la definisce Giddens (1992), duttile o plastica, in cui genere e orientamento sessuale non hanno più significato e importanza. Secondo questa teorizzazione gli individui potrebbero finalmente abbattere i muri delle differenze apparentemente costituzionali, osservando le sole dissomiglianze personali e valorizzandole in quanto tali.
L'importanza della sessualità
Tutto questo dimostra come la sessualità sia e resti un elemento fondante dell'Identità, in cui si riverberano, oltre ad aspetti di tipo culturale e sociale, anche quelli relativi al livello evolutivo del singolo, al funzionamento dell'Io, ai processi di adattamento individuale ed aspetti più profondi, attinenti alle determinanti inconsce.
Ci sono infiniti modi di descrivere e vivere la sessualità nel rispetto di sé e degli altri.
La sessualità infatti ci dice chi siamo, che valore diamo al nostro essere, in che modo entriamo in relazione con l'altro e che valore gli diamo, quali sono i nostri processi di pensiero, qual è il nostro livello di maturità e di autonomizzazione dalle figure parentali e molto altro... uno scrigno entro il quale è racchiuso molto di noi.
Le svariate dimensioni che la compongono (immaginativa, relazionale, biologica, sociale, ludica, riproduttiva) necessitano di integrazione e di un costante intreccio con finalità di armonia e di compensazione.
Desiderio di un figlio e desiderio tra i partner
Un bambino nasce, o dovrebbe sempre nascere, da un desiderio (desiderio di generatività ma anche di genitorialità), non da un obbligo economico, sociale e culturale, come spesso accadeva in passato, né tantomeno da un diritto, come emerge nell'attualità in tante divisive battaglie sull'argomento.
E questo desiderio di un figlio rimanda al desiderio tra i partners, alla tensione di attrazione sessuale tra di loro.
Desiderio, come sappiamo, deriva da de-sidera, letteralmente mancanza delle stelle. Mancanza di stelle che, pur essendo irraggiungibili, hanno una importantissima ed imprescindibile funzione di attrazione e di orientamento nelle umane vicende.
Il desiderio rappresenta una vera e propria carica energetica, la scintilla fecondante.
Esiste uno strettissimo ed ineludibile rapporto tra desiderio di un figlio e desiderio tra i partners. Ma non abbiamo detto che ormai sessualità e finalità riproduttiva possono camminare su binari differenti? Fare sesso senza fare un figlio, così come, grazie alle moderne biotecnologie, fare un figlio senza fare sesso?
Ricordiamo la differenza esistente in psicologia tra due termini: separazione e scissione.
La separazione ha una valenza evolutiva, è alla base di ogni forma di definizione, non nega l'esistenza dell'altro, anzi, attraverso la differenziazione, lo riconosce: è quindi un atto di acquisizione di identità e di consapevolezza che permette l'attribuzione di significato e di valore specifico. La scissione invece è una difesa primaria dell'Io ed è indicativa di una tendenza a percepire se stessi, gli altri o le situazioni in termini assoluti e polarizzati. La scissione tende a negare l'altro polo, è un'amputazione, un attacco alla completezza delle persone e alla complessità delle umane vicende.
Se si può considerare la separazione tra sessualità e procreazione una vera e propria conquista perché ha permesso alle donne di vivere più pienamente il proprio corpo, di programmare la nascita di un figlio, di sentirsi, in ultima analisi, più libere, gli effetti della scissione hanno portato a veri e propri squilibri sia in passato che nell'attualità. In epoca vittoriana ad esempio la sessualità, scissa e negata nel suo valore intrinseco, sembrava accessibile solo strumentalmente per la sua finalità procreativa, così come espresso dal motto "Non lo fo per piacer mio ma per dare un figlio a Dio" frequentemente ricamato a punto croce sul corredo nuziale.
Oggi assistiamo ad una enfatizzazione ed esasperazione della sessualità, ad una sua riduzione alla dimensione consumistica e prestazionale, scissa dall'aspetto relazionale ed affettivo, o, viceversa, ad una sua negazione, in una dimensione asessuale.
Ma qual è il rapporto tra sessualità, difficoltà procreative e tecniche di procreazione medicalmente assistita? In una ricerca che abbiamo condotto qualche anno fa su 150 coppie afferenti ad un Servizio di Fisiopatologia della Riproduzione Umana (D'Arrigo M. et al, 2018) più del 50% delle coppie riconosceva l'esistenza (nell'attualità o nel passato) di problematiche relative alla sfera sessuale (per le donne il problema più sentito era la penetrazione dolorosa, per gli uomini l'eiaculazione precoce).
Le problematiche sessuali erano però riferite prevalentemente come «superate» e, comunque, non apparivano centrali. In questo, come in altri ambiti, sembrava prevalere la tendenza alla normalizzazione e l'elusione del sentire soggettivo. Il progetto procreativo metteva in secondo piano l'attenzione alla sessualità, che non veniva più percepita come un importante e problematico aspetto della vita di coppia.
I dati sono stati ricavati da un questionario, compilato dai due partner, che contemplava, tra le varie domande, anche domande specifiche sulla sessualità: è raro infatti che le coppie parlino spontaneamente della loro vita sessuale. Generalmente non fanno cenno alle ricadute delle difficoltà procreative sul piano della percezione del loro corpo e della relazione. L'emergenza e l'urgenza del progetto procreativo sembrano oscurare e mettere in secondo piano, se non addirittura in dissolvenza, tutto il resto. Questo è amplificato anche dal fatto che frequentemente, nei centri che si occupano di problematiche connesse con la riproduzione, non si fa una vera analisi della domanda (le classiche: Chi chiede? Cosa chiede? Perché chiede? A quale fine chiede? Perché ora?). Solo un ascolto attento e partecipe, che dia quindi un tempo ed uno spazio dedicati e definiti, permette di andare oltre la semplice raccolta di un'anamnesi e la letteralità della richiesta.
Se non si chiede non si sa. Ma, quanto sono attenti gli operatori alla dimensione sessuale e quanto sono disponibili ad entrare in questa sfera dell'intimità delle coppie?
I medici sono abituati a toccare i corpi, gli psicologi entrano nell'intimità emotiva: la sessualità è una dimensione di confine che riguarda entrambi questi aspetti e che, se oggetto di attenzione, potrebbe permettere una reale presa in carico della coppia e del suo complessivo benessere di vita.
La letteratura
In letteratura gli studi, anche più recenti, confermano di fatto quelle che sembrano ovvietà:
• I disturbi sessuali raramente sono causa di infertilità (Piva I. et al. 2014)
• Esiste invece un rapporto tra condizione di infertilità e disfunzioni sessuali (Piva I. et al. 2014, Facchin F. et al. 2019; Leeners B. et al. 2023; Tetecher L. et al. 2023).
• La qualità di vita sessuale peggiora in coincidenza con le tecniche di PMA (Luca G. et al. 2021; Starc A. et al. 2022).
• Si registra un abbassamento della funzione sessuale nelle donne con ripetuti fallimenti di impianto, in seguito a tecniche di PMA (Ghorbani S. et al. 2022).
• Lo stress da infertilità (con conseguente peggioramento della vita sessuale) colpisce più le donne che gli uomini (Amraei S. et al 2022)
• Tra le componenti dello stress sono da includere anche la durata ed il costo dei trattamenti (Amraei S. et al 2022).
• Tutti gli studi concordano sulla positività ed opportunità di uno spazio di consulenza psicologica per prevenire e migliorare la qualità della vita e, nello specifico, della vita sessuale (Piva I. et al. 2014; Facchin F. et al. 2019; Luca G. et al. 2021; Amraei S. et al 2022; Alirezaei S.et al. 2022; Starc A. et al. 2022; Leeners B. et al. 2023; Saadedine M. et al. 2023; Tetecher L. et al. 2023).
La Consulenza Psicologica
Centrale risulta la Consulenza Psicologica, occasione per i membri della coppia di riflessione e di contatto con i propri vissuti, che permette di collegare il desiderio di un figlio con la dimensione del desiderio tra di loro. L'inizio di un percorso finalizzato alla procreazione può aiutare la coppia a riappropriarsi della propria intimità e a riscoprire nella propria sessualità, oltre ad una finalità riproduttiva, anche quella ludica e comunicativa.
Durante la consulenza psicologica è infatti possibile cogliere:
• l'esistenza di un eventuale sintomo specifico nella sfera sessuale;
• se questo sintomo è primitivo o acquisito;
• se c'è un aspetto situazionale, cioè se le difficoltà compaiono elettivamente solo in alcune situazioni;
• se c'è una ipoattività del desiderio, con una compromissione del livello immaginativo;
• le componenti emotive e cognitive, cioè come i membri della coppia sentono e pensano in riferimento al proprio corpo;
• l'eventuale presenza di stati depressivi.
La possibile individuazione di un'area di specifica difficoltà e compromissione può poi suggerire l'invio ad uno psicosessuologo che possa valutare l'attività preliminare, l'autoerotismo, l'opportunità di scomporre l'atto sessuale nelle sue unità per riproporle alla coppia attraverso funzioni da svolgere a casa in maniera consapevole.
La problematica sessuale può essere primaria o secondaria, quest'ultima derivante dal corto circuito attivato con la ricerca del figlio.
Anche il sintomo può essere primitivo (che necessita quindi di un trattamento sulla struttura della personalità) o secondario (che implica l'individuazione di eventuali eventi critici scatenanti).
Di fronte a pazienti molto giovani con difficoltà sessuali è importante lavorare per riequilibrare la vita affettivo-sessuale. Con pazienti più adulti, pur restando importante un lavoro che dia senso e valore alla relazione ed alla sua espressione sessuale, diventa prioritario il lavoro sugli aspetti procreativi.
La sessualità è uno scrigno dentro il quale è racchiuso molto di noi, e dietro un problema sessuale ci possono essere problemi funzionali, relazionali, culturali. Il disagio emotivo ne può essere la causa e ne è sempre un effetto.
Problematiche sessuali
Utilizzando la classificazione diagnostica del DSM-IV, le Disfunzioni Sessuali comprendono: i Disturbi del Desiderio Sessuale (Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo, Disturbo da Avversione Sessuale); i Disturbi dell'Eccitazione Sessuale (Disturbo dell'Eccitazione Sessuale Femminile, Disturbo Maschile dell'Erezione) 3.
Ci possiamo trovare di fronte a svariate sintomatologie che ci possono raccontare molto di quell'uomo e di quella donna, del bambino o della bambina che sono stati, di quella coppia, della qualità della loro relazione, del contratto implicito e sotteso al loro progetto di vita e tanto altro ancora…
Ad esempio, cosa ci dice:
…. una precocità eiaculatoria? Ci presenta forse, a causa dell'ipersensibilità del glande, un bambino che si è conosciuto ed esplorato poco (per inibizione, dettami educativi, culturali, religiosi)? O un uomo che ha difficoltà nel controllare la propria struttura impulsiva? E quale vissuto associa alla propria eiaculazione? E' come "farsi un'abbuffata" o sentire di "precipitare da una montagna"?
…. una difficoltà erettile? Che tipo di uomo ci presenta? Un depresso, con un'alterazione del desiderio di vita e, quindi, anche di eros? Un ansioso che ha paura dell'intimità sessuale, della sua aggressività e di perdere il controllo? Che teme di dover essere punito o che ha una fragile identità sessuale? Come si colloca di fronte alle sue difficoltà? Fa lo "spettatore" in attesa che si confermi il disastro temuto? E la compagna, come reagisce? Si sente offesa, non amata, svalutata?
... un vaginismo? Ci lascia intravedere una donna condizionata da una forte paura anticipatoria all'idea della penetrazione ma che magari ha anche altre fobie (agorafobia, claustrofobia ecc.)? Come vive la penetrazione? Come un pericoloso attacco fisico? Come una perdita di controllo sul proprio corpo? Come un temibile lasciarsi andare? Quanto riesce a dare importanza allo sguardo e alle carezze? Ad accoglierle e a farle? E i membri della coppia sono forse prigionieri entrambi di una simmetrica paura di penetrazione (di essere penetrata lei ma anche di penetrare lui)?
Quello che allontana le coppie non è la disfunzione ma il fatto che concentrandosi su di essa si esclude il partner. La comunicazione è frequentemente difficile perché ci si attiene a degli stereotipi, al tipo di uomo e al tipo di donna che ognuno immagina di essere, di dover essere o vorrebbe essere.
Se recuperiamo la sessualità nel suo aspetto di gioco, piacere, comunicazione, possiamo aiutare le persone ad accedere ad una sessualità piacevole, anche se lontana ad esempio dal rapporto introduttivo. Questo vale per i problemi di erezione, per l'endometriosi e per il recupero della sessualità nei pazienti oncologici. In questi pazienti infatti le terapie hanno un impatto sulla fertilità ma anche sulla sessualità. La donna che ha subito degli interventi chirurgici o che si sottopone a cure oncologiche, ad esempio, può vivere il suo corpo come non attrattivo e la sua vagina come inospitale. Questo è molto pesante, soprattutto nelle coppie eterosessuali dove la sessualità è prevalentemente introduttiva e soggetta a performance. Del resto la sessualità introduttiva risente molto dell'aspetto culturale. Le coppie omosessuali recuperano più facilmente una sessualità, perché la loro è già una sessualità non unicamente introduttiva.
Matrimoni bianchi
Nel rapporto Censis-Bayer sui Nuovi Comportamenti Sessuali degli Italiani (2018) risultava che l'incidenza percentuale dei matrimoni bianchi era del 30%. Il dato, anche se vecchio, ha un'impressionante rilevanza percentuale. Nell'ultimo rapporto si parla di circa 220mila giovani 18-40enni coinvolti in relazioni stabili senza sesso.
Non è raro incontrare coppie che non hanno rapporti sessuali e che chiedono di accedere alle tecniche di PMA. Naturalmente non ci si riferisce a quei casi in cui una malattia o un incidente hanno reso impossibile vivere una piena sessualità. Le coppie che vivono questa condizione sono naturalmente ancora più restie delle altre a parlare della loro vita sessuale e ad affrontare la tematica. Non a caso, infatti, invece di andare da un sessuologo si rivolgono ad un centro di cura della sterilità, come se riuscire ad "ottenere" un bambino – che è la testimonianza di un atto d'amore sessuale- permetta loro di non raccontare e di non raccontarsi l'esistenza di un problema e rappresenti un'illusoria conferma di "normalità".
Illustro due brevi vignette cliniche:
– Elisa ed Ugo. Hanno sempre avuto delle forti difficoltà nella loro vita sessuale, ma sembrano incapaci di focalizzarle, anzi pare proprio che il rivolgersi ad un centro per la cura della sterilità sia stata l'inconsapevole occasione per parlare dell'argomento. Sono una coppia molto affiatata. Ugo ha avuto ed ha dei gravi e cronici problemi di salute. Elisa, che è medico, è tutta tesa a proteggerlo e tutelarlo. Tra di loro c'è una forte attrazione sessuale, il loro modo di fare l'amore è anche giocoso, si dedicano tempo ed attenzione in maniera reciprocamente soddisfacente ma non riescono ad avere un rapporto introduttivo, perché Elisa si irrigidisce e sente male. Lei riferisce che anche durante la visita ginecologica ha avuto una forte contrazione ma la reazione del ginecologo che "è stato deciso" nell'introdurre lo speculum le ha fatto superare il limite. Parlare di questi argomenti permette di avanzare l'ipotesi che a letto Elvira si aspetti da Ugo un atteggiamento più deciso e meno timoroso. A distanza di qualche mese, prima ancora di iniziare un percorso di PMA, tornano per comunicare di aspettare un bambino. La qualità della loro vita sessuale è decisamente migliorata.
– Ada e Roberto. Dopo un fidanzamento di otto anni in cui non hanno mai avuto rapporti completi perché lei voleva arrivare vergine al matrimonio, si sono finalmente sposati due anni fa e la loro vita sessuale si è progressivamente ulteriormente impoverita. Ada ritiene che, poiché Roberto ha il suo "sfogo", tutto sia a posto e vive con insofferenza le sue richieste. Roberto ha sempre lasciato correre, per evitare situazioni di conflittualità. Solamente nel momento in cui si è affacciato il desiderio di avere un figlio ha dovuto riconoscere la sua insoddisfazione e l'esistenza di un problema. Il loro rapporto si è venuto caricando di elementi di aggressività. Lei lo accusa di problemi erettili che non gli permettono la deflorazione, lui la sollecita a masturbarsi, cosa che lei aborrisce. Non accettano, soprattutto Ada, la proposta di una consulenza psicologica più approfondita e strutturata. Sull'onda del rifiuto e della negazione della portata psicologica e relazionale del problema, lei si sottopone ad un'operazione di rimozione chirurgica dell'imene che, neanche a dirlo, non cambia nulla.
L'impatto delle tecniche
Già nella citata review del 2014 (Piva et al. 2014) si confermava come i disturbi sessuali si manifestino prevalentemente come conseguenza dell'assenza involontaria di figli e delle tecniche di riproduzione assistita.
Ogni intervento medico nella ricerca di un figlio rappresenta infatti una violazione della intimità della coppia. Anche la semplice indicazione di rapporti mirati ha un effetto alterante l'equilibrio psichico delle persone: aumento dell'ansia, sensazione di costrizione, abbassamento della carica libidica, nascita di tensioni, sensazione di inutilità dei rapporti sessuali se non finalizzati alla procreazione, oppure ricerca ossessiva e compulsiva del rapporto sessuale perché "ogni occasione può essere quella buona".
Interventi più invasivi, depersonalizzanti (pensiamo alla fecondazione con donazione), fallimentari e ripetuti nel tempo hanno un vero e proprio effetto devastante sulla qualità della vita delle persone e, conseguentemente, sulla relazione e sulla sessualità.
E, quando alla fine un bambino riesce a nascere, di quali proiezioni sarà contenitore? Sono molti gli interrogativi che si affacciano: Come rientrano nella storia delle sue origini e contribuiscono alla strutturazione della sua identità la sessualità dei genitori e la qualità del loro desiderio? Ad esempio, "un figlio concepito nel vuoto di desiderio, non di lui ma tra i genitori come funzionerà? Dovrà forse inconsapevolmente compensare questa assenza?" (D'Arrigo M. 2008).
Sessualità, affettività e procreazione non sono un blocco unico né tantomeno aspetti scissi del vivere umano ma aspetti differenti strettamente intrecciati che traggono da questo intreccio, tutto personale, valore e rinforzo: è importante riportare il sesso alla dimensione di gioco, curare la comunicazione, invitare a mantenere la frequenza di contatto.
Compito di noi operatori è avere consapevolezza di tanta complessità ed offrire alle coppie un reale accompagnamento, uno spazio di ascolto, ma anche di contenimento, espressione, elaborazione e riunificazione. E questo significa accompagnarli anche a dire basta! Ad accettare ed accogliere cioè un progetto di vita senza figli, nel quale creatività, fertilità, genitorialità si possano esprimere con modalità diverse ed assolutamente personali.
Un attento lavoro in tal senso fa sì che il percorso di PMA possa configurarsi come una opportunità, non solo di diventare genitori, ma anche di acquisire maggiori consapevolezza e benessere.
Lo scenario dell'attualità
In conclusione non è possibile parlare di sessualità senza allargare lo sguardo sullo scenario che ci è offerto dall'attualità: nascono sempre meno bambini perché c'è un calo della fertilità (sia maschile che femminile) e perché si tende a fare i figli troppo tardi.
C'è anche un altro problema: il calo di interesse per l'attività sessuale, sotto l'influenza di pressioni sociali e ansia da prestazione. La sessualità è sempre più parlata ed esibita e sempre meno vissuta. La conoscenza della sessualità avviene, complice internet, attraverso le immagini pornografiche che non sono più preparatorie all'incontro ed alla relazione con l'altro, ma saturano tutti gli spazi, anche quelli di desiderio ed affettività.
Secondo la Polizia di Stato il 30% dei ragazzi tra gli 11 e i 12 anni consuma pornografia on line e di questi l'80% sono maschi (De Luca M.N. 2023). Le app di incontri su Internet sono frequentatissime e il mercato propone stili di vita sessuale strani, ambigui e violenti.
Lo psicoanalista Luigi Zoja (2022) ritiene che la vita erotica del XXI secolo incontra nuovi problemi perché l'amore è stato privato del mito.
La sessualità nel suo aspetto relazionale è sempre più faticosa ed è percepita come pericolosa (perché mette in contatto con l'ignoto, il dolore, la frustrazione, il rischio di perdita e fallimento); viene allora utilizzata compulsivamente come un oggetto di consumo o si fissa a forme, come l'autoerotismo, dove non c'è il confronto con l'altro.
Si assiste a quel fenomeno che viene definito Sex Recession, una diminuzione dell'attività sessuale, nel suo aspetto comunicativo, relazionale, progettuale, cosa che di fatto aumenta le sacche di isolamento e ritiro sociale.
Questo calo del desiderio sessuale provoca uno squilibrio: il rapporto tra i sessi è diventato un campo di battaglia, dove purtroppo si contano a centinaia le vittime e c'è una diminuzione della felicità. Bisogna allora lavorare con i giovani, aiutarli a tenere insieme i vari aspetti del loro essere umani, ad acquisire consapevolezza delle proprie potenzialità e a progettarsi nel futuro. E questo è un compito di tipo culturale che anagraficamente e professionalmente tocca anche a noi operatori della salute mentale.
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