Nascere come Pinocchio. Storie di PMA - Brigitte Alain Duprè
Augusto Nucciotti
a cura di Marisa D’Arrigo, Astra De Luca, Marzia Duval. Prefazione di Marisa D’Arrigo e Marzia Duval. Guida Editori, Napoli, 2024, pp. 221, euro 22.
Brigitte Alain Dupré, psicologa clinica di formazione psicoanalitica junghiana, già analista infantile della Société Française de Psychologie Analytique, è attualmente socio ordinario e docente del Cipa, Centro Italiano di Psicologia Analitica, Istituto per l'Italia Meridionale e la Sicilia, nonché membro della IAAP, International Association of Analytical Psychology.
Il libro, attraverso la pluriennale pratica analitica dell'Autrice, propone la necessità di adottare uno sguardo modificato, psicologicamente orientato, verso chi si rivolge alla PMA (procreazione medicalmente assistita) per cercare di realizzare il desiderio di maternità e paternità, a fronte del proprio tragico impedimento alla procreazione.
È uno sguardo modificato perché sollecita una considerazione della PMA in maniera più complessa e problematica, che si volge all'osservazione di tale esperienza ampliandone la visione, includendo in modo specifico tutto ciò che si anima nel mondo interno della coppia, ad integrazione delle peculiarità dell'intervento medico-specialistico, superandone l'unilateralità.
Viene, inoltre, segnalata al lettore l'importanza di non trascurare tutto ciò che concerne, da parte del bambino/bambina che nascerà quale frutto della procreazione assistita, l'area delle conseguenze psicologiche di tale intervento, sottolineando l'importanza di dare il giusto rilievo alle fantasie sul mistero delle origini, esplorando il modo come esse contribuiscono a plasmarne la vita psichica conscia e inconscia.
Il discorso articolato nel testo è profondo, attento, scrupoloso e accompagna il lettore alla consapevolezza imprescindibile di interrogativi cui si offrono risposte e ipotesi di ricerca rivolte sia alle attese dei futuri (si spera) genitori sia alla psiche del nascituro.
L'esperienza degli uni (il padre e la madre) e degli altri (il figlio/figlia) viene così accomunata da un sottile fil rouge che evidenzia, rendendola degna della massima attenzione analitica (e non solo), la ricerca del senso da parte di tutti i soggetti coinvolti: genitori e figli.
È l'esplorazione del mondo della fantasia, di importanza fondamentale per l'essere umano, accompagnandolo dalla nascita in poi, luogo privilegiato in cui si esprimono in libertà le tendenze soggettive ancor prima del concepimento.
In questa ricerca del senso il compito terapeutico, così come ci viene illustrato nella presentazione delle vignette cliniche, va indirizzato all'esplorazione della dimensione simbolica che prende corpo e si anima, esprimendosi nelle fantasie, nei sogni e nei racconti di padri, madri, figli, che ripercorrono la storia della propria vita alla presenza discreta dell'analista, testimone di vicende uniche, originali e drammatiche.
I movimenti psichici che caratterizzano i protagonisti delle esperienze di PMA vengono letti e riproposti alla luce del pensiero immaginale, il pensiero non indirizzato descritto da Jung, che utilizza un linguaggio non realistico e non razionale, guidato da motivi inconsci, le cui metafore si ritrovano nelle favole cui l'Autrice si riferisce nel presentare le situazioni tratte dalla sua esperienza clinica: Pinocchio, la Bella Addormentata nel Bosco, Frozen, figure archetipiche espressione più pura dell'inconscio collettivo che, nella loro atemporalità, incarnano le saggezze dell'umanità.
In tale ottica, anche l'Arte Rinascimentale, in questo caso L'Annunciazione di Lorenzo Lotto, può fungere da ulteriore supporto interpretativo, a sostegno delle sollecitazioni evocative che si concretizzano in intuizioni e suggestioni, che, insieme ai rimandi simbolici alle favole, diventano strumento di comprensione nella relazione d'aiuto con bambini e adulti, le cui aspirazioni, angosce e frustrazioni vengono ascoltate e accolte alla ricerca di quel senso di cui, appunto, si parlava.
L'intento è quello di dare voce alle narrazioni, luoghi di rappresentazioni che raccontano le forze, le luci e le ombre che prendono vita nelle profondità della psiche. Vi si celano incubi sepolti, insicurezze, incertezze sulla propria identità, inquietudini, che fanno da sfondo al proprio modo di stare al mondo, sia come adulti-genitori, sia come bambini/giovani-figli, in quanto soggetti coinvolti nella PMA.
In questa connessione profonda fra biotecnologia e psiche, si tessono le trame che svelano le condizioni simboliche di adattamento ai cambiamenti delle ordinarie modalità di procreazione.
Lo sguardo illuminante dell'analista, volto alle ferite dell'infertilità e alla ricerca del senso della propria storia, apre all'importanza del mondo interno per capire le difficoltà nel trovare le parole per raccontare la propria origine infertile.
L'atteggiamento analitico, così, accompagna verso una dimensione innovativa che aiuta a ridimensionare il tabù dell'impossibilità del concepimento, creando uno spazio di incontro in cui il dialogo con i pazienti si incrocia con il razionale e l'immaginale, evitando approcci riduttivi e semplicistici.
In conclusione, la dottoressa Dupré ci invita, da una parte, a chiederci se i bambini nati dalla PMA sono come gli altri, andando a distinguere le immagini tecniche precostituite da quelle sconosciute del bambino oggetto del desiderio e, dall'altra, a considerare la sterilità non come una malattia in senso stretto ma come la sofferenza di un desiderio frustrato, di cui prendersi cura, in tutte le sue implicazioni.